Errare humanum est, perseverare diabolicum !

     Francavilla  in Sinni                                                                  lì   25.09.2011

Caro Presidente,  non sarò io a tarpare le ali al tuo entusiasmo, declinando l’invito a partecipare al primo forum che si tiene  sul sito dell’Associazione. Per me è anche l’occasione buona per tirare fuori dal cassetto una ricerca sull’argomento oggetto della discussione , che ho condotto tanti anni fa, nel 1977, quando ho avuto il primo incontro ravvicinato con quella famigerata“in” frapposta tra “ Francavilla” e  “ Sinni.”          Mi incuriosì e, ricercando, ho avuto modo di visionare il Regio decreto n° 1218 del 26 marzo 1863 dal quale ho appreso che  la denominazione ufficiale di questo Comune è “Francavilla in Sinni”.    Lo stesso documento spiega anche come tale denominazione sia venuta fuori.           Nei primi anni successivi all’unificazione d’Italia si è costatato che c’erano ben otto Comuni   denominati Francavilla.          Per evitare confusioni,  è stato imposto  di aggiungere al nome di ciascuno di questi Comuni un ulteriore termine di specificazione.        Questo Comune con deliberazione del Consiglio comunale del 12 novembre del  1862 ha adottato la denominazione     di “Francavilla in Sinni”.                          Tale denominazione  é stata, poi,  resa ufficiale con il citato Regio Decreto.    Stando così le cose,  piaccia o non piaccia,   fino a quando non la si modifichi,  siamo tenuti ad usare la denominazione “ Francavilla in Sinni”.      Quindi, finora ha sbagliato chi ha preso ad usare la denominazione” Francavilla Sul Sinni” !

Errare humanum est, perseverare diabolicum !

C’è ancora chi, nonostante tutto,  persevera.  La stessa deliberazione con la quale questo Consiglio comunale, tra l’altro, ha costatato che la denominazione ufficiale del Comune è “Francavilla in Sinni”, reca l’intestazione “ COMUNE DI FRANCAVILLA SUL SINNI “

È  sconcertante !

In tempi più recenti, l’argomento é stato anche oggetto di interrogazione parlamentare da parte dell’On.  Lettieri,  a cui ha fatto seguito la risposta prot. n. 24 del 5.06.2003 con la quale la Deputazione di Storia Patria per la Lucania,  l’ha informato della deliberazione di questo Consiglio comunale del 12 novembre 1862 e del Regio decreto n. 1218 del 26 marzo 1863, del contenuto dei quali ho detto sopra.  Il 12 agosto del 2003, sulla scorta della predetta nota della Deputazione, il Consiglio comunale con atto n° 37,  dopo aver appurato che la denominazione ufficiale del Comune è “Francavilla in Sinni”,  ha deliberato di  modificarla  in Comune di “Francavilla Sul Sinni” e di attivare per lo scopo l’iter legislativo della Regione.  La procedura per modificare la denominazione dei comuni  è indicata nelle linee generali dall’art. 133 della Costituzione, il quale recita : “ La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni o  denominazioni”.   È consolidata giurisprudenza della Corte Costituzionale che il citato art. 133, secondo comma, ove prescrive di sentire  le popolazioni interessate, comporta, per le Regioni a statuto ordinario, l’obbligo di procedere a tale fine mediante Referendum.   (Corte Costituzionale, sentenze : 7  del 2004;  N° 204 del 1981;  n° 107 del 1983; n° 279 del 1994; n° 237 del 2004. ) Lo Statuto comunale non c’entra.  I referendum di cui all’art. 8 del D. Lgs n. 267/2000, la disciplina dei quali è demandata allo Statuto, sono istituti ben diversi dal referendum di cui all’art. 133 della Costituzione, ed ineriscono “ a materie di esclusiva competenza locale”       Nei dettagli, la procedura è disciplinata dalla Legge Regionale  n. 40/1980, la quale agli artt. 1 e  2 prevede che per farsi promotore di un progetto di legge regionale occorre depositare presso la Presidenza del Consiglio Regionale la proposta, sottoscritta da almeno 2.000 elettori, contenente il testo del progetto di legge redatto in articoli ed accompagnata da una relazione che ne illustri il contenuto e le finalità. L’Amministrazione comunale non ha provveduto a questi adempimenti ed il procedimento si è fermato. Comunque, a ben riflettere, neppure l’uso della preposizione “sul” sarebbe corretto. La preposizione “su”, o “sul”, nel caso di specie, sia che serva a formare un complemento di stato in luogo con il significato di  “sopra”, sia che indichi “immediata vicinanza, adiacenza”, non è coerente con lo stato dei luoghi. Il centro abitato, infatti,  non è situato  sopra il fiume né è adiacente o nelle immediate vicinanze del medesimo; ne dista più di due chilometri.  Le preposizioni “in” e  “sul” stanno, quindi, nella stessa barca ! (  mi si perdoni la facezia). E se il Consiglio  comunale dell’epoca intendeva dire “ Francavilla in valle Sinni” e per ragioni di brevità ha sottinteso la parola “valle” ? A questo punto mi chiedo se valga la pena di riprendere il procedimento, sicuramente lungo e difficoltoso.  Si tenga conto anche, che le procedure di tutti gli uffici sono informatizzate ed hanno in memoria la denominazione “ Francavilla in Sinni”  La modifica della denominazione, nelle more di adeguamento ad essa delle procedure informatizzate, comporterebbe gravi e duraturi disagi ai cittadini. Si  fermerebbero, almeno nei rapporti con i cittadini di Francavilla,  Uffici postali, Banche, Ospedali, Agenzie delle entrate etc.   E allora, teniamocela questa benedetta preposizione semplice “in” , interposta tra “Francavilla” e “Sinni”!  In fondo è parte della nostra storia.  In nome della nostra piccola storia magnifichiamo i briganti, sicuramente figure negative, e vogliamo non essere clementi con una “semplice” preposizione che, pur se non usata correttamente secondo la grammatica Italiana, non ha mai fatto del male ad alcuno?

 Facciamo i deboli con i forti ed i forti con i deboli ? 

Ritengo, infine, che non si possa valutare con il metro della grammatica italiana di oggi la correttezza o meno dell’uso di questa famigerata  “in”, che risale ad un’epoca in cui questa grammatica non era corrente. Se la leggessimo con questa visione, saremmo costretti a sottolineare con la matita blu anche la Divina Commedia, dalla prima all’ultima pagina.  Forse, nel 1862 nella provincia di Basilicata del Regno di Napoli neppure c’èra una grammatica della lingua che parlava la gente comune,  che sicuramente non era la lingua del Manzoni. E se una regola non c’è, o non la conosciamo, come facciamo a rilevarne l’inosservanza!  Che nelle varie Province degli Stati pre unitari non si parlasse alla stessa maniera, ne sono conferma il dato storico che l’Italia del 1862 era ancora l’Italia dei tanti dialetti, uno per Comune, nonché il fatto che nei primi anni di Stato unitario sono state pubblicate ben 700  grammatiche.  Infine, per quanto riguarda specificatamente noi, in alcuni documenti dell’Archivio di Stato di Potenza  ( Fondo Prefet. 1860-72, fasc. 164), si legge  che le prime grammatiche adottate nelle scuole elementari della provincia di Basilicata sono le due compilate da Giovanni Scavia, stampate a Torino,  presso la Tipografia Scolastica di Sebastiano Franco e Figli,soltanto,rispettivamente, nel 1863 ( un anno dopo dell’ufficializzazione del nome “Francavilla in Sinni” )  e nel  1865.  La lingua “ufficiale” di Stato era l’italiano in tutti i regni italiani, tranne che nel Piemonte (dove lo era il francese), in realtà, però,  nella Penisola non esisteva una lingua comune parlata e gli italiani italofoni nel 1861 erano solo una sparuta minoranza, il 2.5% secondo T. De Mauro e, di questi, i toscani erano la massima parte; tutti si esprimevano nel proprio dialetto. Concludo con queste  provocazioni, sicuramente non esaustive, le quali, nulla lo impedisce, possono divenire oggetto di un’autonoma discussione.

Con stima ed affetto

                                                                                                                    Luigi Viceconte

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